Parla Matey! Intervista esclusiva con Kaziyski a ruota libera tra Giappone e Bulgaria

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foto Dnevnik.bg
In un’intervista esclusiva rilasciata al giornale bulgaro Dnevnik.bg Matey Kaziyski parla a lungo del suo trasferimento in Giappone e torna sull'argomento nazionale che ormai da 3 anni lo perseguita. 

Matey conferma di aver avuto tante richieste, tra cui ovviamente quella di Trento, ma racconta come il Giappone sia sempre stato un suo pallino. Gli è sempre interessato come paese e come cultura e l’offerta arrivata questa volta dai Jtekt Stings era difficilmente rifiutabile, anche se in termini economici non era la più alta ricevuta dallo schiacciatore bulgaro.
Tutti sappiamo, però, che l’aspetto economico non è mai stato il fattore principale nelle scelte del Kaiser, e lo dimostra il suo ritorno alla corte di Mosna l’anno scorso, per uno stipendio – si vocifera – decisamente inferiore a quello degli anni d’oro di Trento ma anche dell’avventura turca ad Ankara. 


I Jtekt Stings sulla carta non sono certamente la squadra favorita, ma Kaziyski non si fa di certo intimorire né dai pronostici né dal ruolo di leader e trascinatore che inevitabilmente gli è stato cucito addosso già prima di cominciare.
“Per me è una grandissima sfida in una squadra interessante e affamata di vittorie. Sarà un’esperienza completamente nuova, ma spero di imparare in fretta, anche a livello linguistico. Non sarà facile, ma ho l’esperienza necessaria per far fronte a questa situazione. Ho giocato nei campionati più importanti, ho disputato tantissime finali in Europa quindi la responsabilità e il peso della squadra non mi pesano”.


Il giornalista bulgaro "stuzzica" Matey sottolineando come, in questa fase della sua carriera e con un tale bagaglio di esperienze e di vittorie, il trasferimento in Giappone potrebbe essere il primo di una serie di spostamenti in giro per il mondo sempre alla ricerca del contratto più alto. Matey fa presente che il suo contratto è solo di 1 anno perché non ha pianificato nulla a lungo termine e vuole vedere come proseguirà la sua carriera. “Secondo me, salute permettendo, posso giocare ancora minimo 5 anni. Alla fine dell’anno valuterò cosa fare, ma non ho intenzione di spostarmi solo alla ricerca di contratti allettanti in vista della fine della mia carriera”.

“Non ho ricevuto alcuna richiesta dalla Polonia – prosegue Matey – ma sono sicuro che sarebbe stato altrettanto interessante. Lì l’atteggiamento verso la pallavolo è completamente diverso e i fan sono incredibili. D'altronde non credo che esista un altro paese dove la pallavolo è lo sport principale, ed è più importante del calcio”.
A proposito del distacco da Stoytchev (il primo in tutta la sua carriera) Kaziyski non è particolarmente preoccupato: “sarà un grande cambiamento, ma alla fine vado pur sempre a giocare a pallavolo, non a fare qualcosa di diverso, quindi spero di non essere così male”.



Passando al capitolo nazionale bulgara, il giornalista propone le solite domande e Matey risponde con la sua solita fermezza: in 3 anni non ha cambiato parere di una virgola, ovviamente.

“Mi manca giocare per la mia nazionale, è ovvio, ma mi sono abituato a questa situazione e a guardare le partite in televisione. In passato abbiamo avuto buoni piazzamenti ma mai la vittoria di un trofeo e questo è un cruccio per me, è sempre stato un mio sogno. Ho dovuto rinunciare alla nazionale e al mio sogno per difendere le mie idee e i miei principi. Non posso dire di essere felice, sapevo che mi sarei perso appuntamenti storici come i Mondiali o le Olimpiadi ma non riuscivo a continuare ulteriormente con quella situazione. 

La mia idea era quella di concentrarmi sui problemi dello sport in Bulgaria, molte persone sono a conoscenza della cattiva gestione della pallavolo nel nostro paese ma il mio gesto è stato solo un timido raggio di sole. Tante persone, tanti tifosi mi hanno sostenuto ma non si è ottenuto nessun effetto reale.
La cattiva governance in primis penalizza i giocatori, che con i loro sacrifici e il loro lavoro non ottengono nulla. Inoltre le irregolarità nel nostro paese ci penalizzano nei confronti delle altre nazioni e poi competere a livello internazionale diventa difficile. A quanto vedo, la situazione peggiora di anno in anno, e grandi club che erano pilastri della pallavolo bulgara hanno cominciato a scomparire. 

Quando io e Rado ci siamo tirati indietro, non volevamo far soffrire il pubblico bulgaro né obbligare gli altri giocatori a sostenere la nostra posizione, anche se chiaramente alcuni hanno espresso il loro sostegno. L’allontanamento di Rado è stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Io gli ho espresso la mia solidarietà e penso che il motivo sia molto chiaro.
Negli scorsi mesi ho parlato con la Federazione, ma sono rimasto molto deluso perché mi avevano detto alcune cose ma poi ne hanno fatte altre, hanno dato per scontato il mio ritorno annunciandolo in una conferenza stampa, ma non tornerò in nazionale fino a che le cose non cambieranno, come vado ripetendo da anni ormai”.

Riguardo alle elezioni per la presidenza della Federazione che si terranno l’anno prossimo, Matey afferma: “Ganev e Kanev sono emanazioni della attuale leadership, quindi nominare uno dei due significherebbe proseguire con la linea di lavoro di adesso. Qualsiasi altro candidato è più interessante per me. Ci sono persone che come me credono che non si può andare avanti così e che ci vuole una nuova politica. Il primo cambiamento da fare è agire per proteggere club e giocatori, e sostenere le società che funzionano

Link all'intervista in lingua originale: http://www.dnevnik.bg/sport/2015/08/20/2593550_matei_kaziiski_jertvah_mechtite_si_s_nacionalniia/?ref=yellow_fp