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News nei club di Superlega : Ravenna cambia nome e diventa Cmc Romagna.

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Domani, Giovedi 23 Luglio, il via a "prima battuta", il là ufficiale alla prossima stagione di Superlega Unipol Sai con la presentazione dei nuovi calendari (potrete seguire la diretta QUI dalle ore 10,30).
Nella news letter della Lega volley, riguardante proprio questa iniziativa, sono riportati anche i 26 club (tra "A1" e A2) protagonisti della prossima Serie A UnipolSai, con le rispettive titolazioni, nel scorrere l'elenco (oltre alla soddisfazione di vedere i nomi Piacenza e Latina) ci siamo imbattuti in una novità..
Prima di svelarvela, ecco l'elenco : 
  • Cucine Lube Banca Marche Civitanova
  • Top Volley Latina
  • Revivre Milano
  • Modena Volley
  • Exprivia Molfetta
  • Vero Volley Monza
  • Tonazzo Padova
  • Sir Safety Perugia
  • LPR Piacenza
  • CMC Romagna
  • Diatec Trentino
  • Calzedonia Verona
La terzultima squadra in elenco potrebbe trarre in inganno ma in realtà 
non è altro che la squadra di Ravenna, che da questa stagione cambia ufficialmente titolazione e diventa "Cmc Romagna".

Italia, che figura!!! 4 big a casa e siamo i protagonisti sulla stampa mondiale...ma non per meriti sportivi.

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Quello che è successo ormai è sulla bocca di tutti, non serve davvero spiegarlo un'altra volta, ma i commenti - secondo la nostra opinione - non sono mai abbastanza.

L'Italia del volley ha conquistato ben un'intera pagina del quotidiano sportivo italiano per antonomasia.. La Gazzetta.


Ma non l'ha fatto per un successo o per un merito sportivo bensì per un caso che ci ha portato diretti anche sulla "bocca" di tutte le testate mondiali e protagonisti di una figuraccia dura da digerire. 
Partiamo dall'inizio ... Mattinata di Martedì all'insegna del grande subbuglio e caos quando rimbalza dal ritiro brasiliano la notizia dell'allontanamento di quattro giocatori, non siamo abituati a questi shock e tutt'ora c'è ancora un gran tram tram in rete di gente che fatica a crederci.
Riassumendo molto in breve (ormai saprete tutti a memoria la storia): Zaytsev - Travica - Sabbi e Randazzo avrebbero disatteso precise indicazioni sull'orario di rientro in albergo scatenando le ire di coach Berruto, che dopo un confronto con lo staff ha deciso di intraprendere la linea dura e mandare a casa i 4 azzurri.

Superlega e il cervellotico calendario dei playoff

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Una riflessione nata in questi giorni che volevamo condividere con voi...

Le semifinali di Superlega A1 sono alle porte, il campionato entra sempre più nel vivo; è il momento che tutti gli appassionati e i tifosi aspettano per tutta la stagione, le sfide più belle, i palazzetti stracolmi di passione, le dirette tv che tengono tutti noi incollati allo schermo, partite tutti i giorni...
Finale di Coppa Italia 2015
Più che una realtà questa è una speranza che, osservando il calendario e la pianificazione dei playoff, sembra non trovare riscontro nelle idee della Legavolley. 
Ci troviamo infatti di fronte ad calendario cervellotico che prevede 11 partite in 35 giorni (in caso di bella in tutte le serie) per le squadre che arriveranno in finale e soprattutto a pianificazioni ed orari che sinceramente facciamo fatica a comprendere. 
Abbiamo riassunto tutto le "anomalie" che abbiamo trovato raggruppandole in punti per comodità (ovviamente basandoci sui calendari disponibili fino alla data odierna):

SETTIMANA DI PAUSA DEI QUARTI DI FINALE: non capiamo la settimana di pausa fra gara1 dei quarti di finale e gara2, soprattutto calcolando l'affollamento di partite che verrà dopo. E' pur vero che Trento giocava la finale di Coppa Cev, ma era un discorso che riguardava solo la formazione trentina e Molfetta e per il quale era possibile trovare una pianificazione alternativa.

AFFOLLAMENTO DI GARA 2 DEI QUARTI DI FINALE: un'altra cosa poco chiara è il motivo per cui sono state programmate le 4 partite di gara2 dei quarti di finale tutte di domenica pomeriggio fra le ore 17 e le ore 19. Vista anche la settimana di pausa di cui parlavamo sopra non era possibile prevedere un anticipo al sabato pomeriggio o sera? Con diretta tv? Togliendo così un minimo di ingorgo alla domenica pomeriggio e sopratutto permettendo un maggior seguito a livello di pubblico, sopratutto dopo il grande "sforzo" dell'introduzione della Lega Channel su Sportube. 
Palatrento: una delle strutture che ospiterà le semifinali
PIANIFICAZIONE AL SABATO DI GARA 1 DI SEMIFINALE: tutti noi sappiamo benissimo che una grandissima fetta di tifosi o semplici appassionati di volley sono i cosiddetti "addetti ai lavori", cioè giocatori/arbitri/dirigenti. Non capiamo quindi perchè prevedere il sabato pomeriggio gara1 di semifinale, quando il sabato è da sempre dedicato a campionati giovanili, provinciali e regionali nonchè a gran parte dei campionati di B1 e B2; togliendo di fatto la possibilità a molte persone impegnate a diverso titolo nei "campi minori" di gustarsi, sugli spalti o in tv, le semifinali del campionato di Superlega. Con la conseguenza di ridurre l'afflusso nei palasport e l'audience televisiva.

CONTEMPORANEITA' DELLE PARTITE DI SEMINFINALE: la cosa più assurda però è la quasi contemporaneità delle partite di semifinale, infatti da calendario Legavolley risultano programmate alla stesso giorno e alla stessa ora (30 minuti di anticipo per la gara trasmessa da RaiSport) le partite di gara 1-2-3 delle semifinali scudetto. Impedendo agli appassionati di godersi entrambe le sfide senza dover per forza scegliere fra l'una e l'altra. Questa perplessità prende ancora più corpo se pensiamo che, come detto sopra, queste sono le sfide più belle della stagione e abbiamo passato 6 mesi a gustarci in tv spettacoli di dubbia caratura, con rispetto parlando. Non era proprio possibile, con un'organizzazione diversa del calendario (a partire dalla regular season), prevedere lo sfasamento di 1 giorno delle sfide di semifinale (come succede nel femminile)?

Palapanini: coreografia dei tifosi modenesi
PAUSA FRA GARA 3 DI SEMIFINALE E GARA 1 DI FINALE: se le semifinali (o una soltanto) andranno a gara3, la pausa fra la stessa e gara1 di finale sarà meno di 48 ore; infatti gara3 di semifinale è prevista alle 18.00 di venerdì 1 maggio mentre gara1 di finale alla stessa ora di domenica 3 maggio. I problemi sembrano evidenti anche senza spiegarli: organizzazione della trasferta per la squadra che giocherà fuori la partita di finale, organizzazione della vendita dei biglietti per la squadra che ospiterà gara1, recupero approssimativo degli atleti in vista di una partita così importante, impossibilità degli staff tecnici di preparare degnamente un evento di così alta caratura. Pensando alla settimana di pausa fra gara1 e gara2 dei quarti di finale questa pianificazione grida ancora più vendetta

Nel complesso ci troviamo ancora una volta con dei playoff sacrificati sull'altare di una regular season eterna e di livello medio decisamente basso, e se le voci di un allargamento della stessa a partire dalla prossima stagione sono vere non osiamo nemmeno immaginare come sarà il calendario che verrà. 
Insomma la post season si trova fra l'incudine della stagione regolare e il martello di un calendario internazionale forse troppo esteso che toglie troppo spazio ai campionati nazionali. Rimaniamo dell'idea che comunque si poteva prevedere comunque qualcosa di meglio con il tempo che si aveva a disposizione!

NB: siamo pronti a cospargerci il capo di cenere nel caso in cui la Lega decidesse di apportare dei cambiamenti migliorativi al planning, sperando che la nostra umile opinione possa smuovere le acque in questa direzione.

Piacenza, ci sarai nella prossima Superlega? Jumpin non vuole perderti!

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"Ecco ci risiamo". 
Un altro caso Piacenza.
Ma, se tutte le altre volte aleggiava una sorta di "tranquillità" attorno alle uscite del presidente Molinaroli, questa volta la situazione sembra essere realmente diversa, e non è più "solo" la classica provocazione.
Le possibilità che la squadra emiliana possa prendere parte alla prossima Superlega sono davvero minime e domenica scorsa rischia di essere la loro ultima apparizione su un parquet di Serie A.
Una stagione troppo difficile, troppe le vicissitudini che hanno scosso un ambiente che non aveva forse le capacità per sostenere anche i pesi che si sono aggiunti.
A dire la verità dall'uragano che ha travolto questa grande realtà pallavolistica nessuno ne sarebbe uscito "vivo". Prima le difficoltà economiche, la denuncia di non poter arrivare a fine stagione e poi l'arrivo di Ardelia a salvare la situazione, la possibilità di tirare un respiro di sollievo. La promessa di apportare 2 milioni assicurando la continuità di un trend che aveva portato Piacenza ai vertici del volley italiano e Europeo nelle ultime stagioni.
Poi il bluff Ruggeri, soldi mai arrivati e un crollo verticale dei risultati di squadra, che ha portato anche all'addio di giocatori importanti come Vermiglio e Le Roux..
A due giornate dalla fine è arrivata anche l'esclusione dai play off, e senza che Molfetta e Ravenna ce ne vogliano, ha fatto male vedere una realtà che dalla stagione 2003-2004 domina chiudere in questo modo questa stagione.
Vedere giocatori come Zlatanov e Papi, due icone del nostro sport, gente che ha vinto tanto e dato tanto al centro di una storia triste come questa, e siccome abbiamo già perso tanto, troppo (Treviso e Cuneo solo per citarne due) e consapevoli che comunque le nostre parole non cambieranno forse la situazione, vogliamo unirci lo stesso al coro e per quanto possibile cercare di diffondere la voce e sostenere Piacenza.
Molti sono i messaggi apparsi sui social, tante mobilitazioni, lettere..
A Piacenza la pallavolo è una cosa seria.
Gente che il tifo lo prende davvero sul serio.
Gente che non ha nessuna intenzione di dire addio a qualcosa che per tanto tempo è stata parte di loro.
Qualcosa che la Domenica fa urlare, tifare e venire il cuore in gola.
Qualcosa che dopo anni è cuore.
Si dice spesso che Modena e il Palapanini siano il tempio del volley, che lì si respiri la pallavolo.. Beh, la pallavolo si respira anche al Palabanca, e si respira a pieni polmoni, ne siamo testimoni.
Nella nostra "bio" abbiamo indicato un'altra squadra come la nostra del cuore, ma ecco.. La verità è che nel cuore abbiamo questo sport.
E non possiamo permetterci di perdere Piacenza, noi per primi. 
Non se lo può permettere la città, il mondo della pallavolo, e il mondo dello sport.
E' gia successo che altri abbandonassero (e davvero, sono troppi), ora qualcosa bisogna inventarsi.

Trovare un modo per poter permettere che la società sopravviva.

E' un patrimonio per il nostro sport, perchè quel poco spazio che la pallavolo ha trovato, lo ha trovato anche grazie alle tante vittorie proprio di questa squadra.

Ora, noi ci siamo e siamo con voi.
Non si può pensare che dopo Piacenza possano esserci altri saluti, perchè fa male e non è giusto.
Sopratutto per quelle 3000 persone che Domenica scorsa si sono alzate in piedi e hanno applaudito fino a spellarsi le mani, una curva che sempre seguito e sostenuto la squadra anche in questa stagione. Ci ha messo il proprio tempo, il proprio denaro per amore verso la squadra, nonostante il gioco spesso latitasse come anche la vittoria..
Un giorno in Gazzetta leggiamo un titolo di un calciatore che dice "rottura totale con il Milan, non convocatemi più" e pensiamo a quei 12 giocatori che hanno invece portato avanti questa stagione senza lamentarsi, senza uno stipendio da calciatore, con un punto interrogativo sul futuro e un macigno nello stomaco ogni partita.
Mettendoci la faccia ogni Domenica, in ogni sconfitta, non hanno mai chiesto di non essere convocati per non fare una "figuraccia", cercando sempre di dare il massimo nonostante tutt'intorno ci fosse il caos, giocatori a cui abbiamo visto fare "cose" mostruose che si sono presentati in campo con umiltà e hanno accettato di perdere e soccombere, a volte, anche male.
Poi ci sono i casi di Parma, che tengono banco su mille quotidiani e tv.. 
Bisogna far capire che ci siamo anche noi, che se avete soldi e li buttate nella pallavolo le figuracce stanno a zero, che alla fine ci farete sempre una bella figura.
No, non possiamo perdere Piacenza.
Siamo su un altro pianeta, dove la gente va al palazzetto senza cordoni di polizia, dove non abbiamo bisogno di barriere per dividere le tifoserie, anzi, necessitiamo di un tavolo, un tagliere per affettare il salame e un bicchiere per brindare allo spettacolo del terzo tempo.
Un mondo dove si tifa e si piange per una vittoria o una sconfitta, senza mai (o quasi) offendere gli avversari, e dove è possibile avvicinare gli idoli, non dal finestrino di una macchina ma su un parquet. Dove addirittura - utopia - si può salutare, chiacchierare ed abbracciare i propri idoli.
Forse per chi è fuori da questo mondo è difficile capire, ma provate a pensare di dover perdere una Juventus o un Milan di turno..
No.. In realtà non potete capire comunque.. Perchè siamo di un altro pianeta, ve l'ho detto. 
E' un po' come uno spettacolo dell'orrore quello a cui stiamo assistendo da qualche anno a questa parte, dove ogni atto getta sempre più nel dispiacere.. E se fino ad adesso tutti ne siamo stati solo spettatori è ora di diventare attori e cambiare il copione, prendere il mano le redini della storia e dirottarla verso un lieto fine.
A voi, Lega, Fipav, Coni, giornalisti, direttori, addetti ai lavori.. Datevi una mossa. Diventate attori o trovatene di bravi.
Noi di tempo da perdere non ne abbiamo e nel nostro piccolo ci siamo già dati da fare.
Piacenza è la pallavolo e noi ne siamo innamorati, ed è un po' come il se il cuore lo stessero strappando a tutti.


#adottaunasquadradivolley


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Ci sono stati messaggi che più di altri ci hanno colpiti, alcuni davvero commoventi.. Abbiamo deciso di riproporveli qui.. 




"Ecco la mia lettera al Direttore, mandata anche a Pasini

Egregio signor Direttore,

dall’oggetto della mia mail Lei avrà già capito di che cosa parlerà questa mia lettera. Le chiedo due minuti del Suo preziosissimo tempo per leggerla.
Vorrei parlarle di una storia d’amore, una storia iniziata 15 anni fa. Sa, è strano, almeno per me, parlare di 15 anni d’amore, perché tutte le mie storie sono durate molto meno e come quasi tutte le storie d’amore, spesso, passata la passione, rimanevano solo l’abitudine, a volte l’affetto e troppo stesso i litigi. Beh, questo con Copra Volley non è successo, anzi, la passione è cresciuta in questi 15 anni, ogni giorno di più, non è mai diventata abitudine, ma è sempre stata una storia ricca di emozione, amore incondizionato, gioie grandissime e anche delusioni molto cocenti, di lacrime versate ma anche di abbracci, di sguardi, di attimi lunghi un’eternità, in cui il tempo sembrava fermarsi prima del fischio dell’arbitro che decretava una vittoria o una sconfitta.
Solo un tifoso, di qualunque sport si tratti, sa di cosa parlo, dell’emozione prima di una finale, del pensiero “chissà se stasera avremo vinto o perso”, delle ore interminabili prima del fischio d’inizio.
Ecco, tutto questo a Piacenza rischia di sparire. Scomparirà una realtà premiata per 3 anni come pubblico più corretto d’Italia per la serie A1, scomparirà la passione di oltre 3000 persone che per 15 anni hanno riempito il palazzetto, tifando per la loro squadra, tifando anche l’anno in cui ci siamo salvati all’ultima giornata o, come quest’anno, quando il traguardo era “speriamo di non chiudere”.
Sabato si è giocata la nostra ultima partita: poteva essere l’occasione per fare polemica, per dire o scrivere nefandezze e invece cosa abbiamo fatto? Abbiamo ringraziato, facendo una delle coreografie più belle di sempre e alla fine tutti gli spettatori del Palazzetto erano in piedi ad applaudire. E gli occhi lucidi erano i nostri, ma anche dei nostri giocatori e del nostro Presidente. Questa non è solo Piacenza, questo è il mondo del volley, che negli ultimi anni ha vinto scomparire grandi e blasonatissime realtà come Treviso, Montichiari e Cuneo nell’indifferenza più totale.
Questa mattina ho letto che le prenotazioni per i biglietti delle Olimpiadi di Rio de Janeiro sono esauriti e lo sport con maggiore richiesta di tagliandi è stata la pallavolo. Allora, mi viene da pensare che il mio amato sport non è uno sport minore in tutti i paesi e che forse abbiamo sbagliato un po’ tutti a renderlo tanto minore in Italia: abbiamo sbagliato noi tifosi ad autocrogiolarci nella nostra convinzione di essere più belli e più bravi degli altri, ha sbagliato la nostra Lega a non renderlo appetibile agli sponsor e forse anche i media hanno qualche colpa, perché troppo spesso si sottolineano fatti di inciviltà sconcertanti piuttosto che bei gesti, mentre la normalità dovrebbe essere fatta di facce pulite che giocano e tifano, di sudore in campo e di gioia o lacrime sugli spalti, ma non certo di monumenti devastati, di striscioni deliranti o di fatti di sangue.
Io Le chiedo, infine (e so che ho già abusato del Suo tempo) di dare voce a noi tifosi, a noi che, a bocce ferme perché il nostro campionato è finito, siamo muti di fronte a tutto questo. La nostra voce risuona sugli spalti, ma quando le luci del campo si spengono noi non abbiamo più la possibilità di farci sentire. Forse non cambierà niente far sapere che una squadra di alto livello costa in un anno come due settimane di stipendio di Lionel Messi, però noi, da tifosi, abbiamo il dovere di provare a far capire che il nostro mondo, quello del volley costa come 2 settimane di stipendio in un fuoriclasse del calcio…. Potremmo lanciare una campagna ai Presidenti o ai top player delle squadre di calcio più blasonate: “Adotta anche tu una squadra di volley”. Chissà, magari potremmo almeno strappare un sorriso….
Grazie ancora Direttore per il Suo tempo prezioso perso a leggere questa lettera.
La saluto e La ringrazio.
Con stima.
Manuela Gotti

Club Italia in A1, forzatura o opportunità?

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Esultanza delle ragazze del Club Italia contro il Neruda Bolzano
E' in discussione in questi giorni, nella stanza dei bottoni del volley femminile nostrano, l'ipotesi di promuovere d'ufficio il Club Italia dal campionato di A2, dove milita attualmente, a quello di A1; se ne è parlato lo scorso venerdì, durante l'assemblea delle Società di Serie A. L'idea, promossa dal presidente Carlo Magri e dal c.t. Azzurro Marco Bonitta, sta facendo discutere gli appassionati che si chiedono se sia veramente opportuno avere un team federale composto da giovani atlete in un contesto altamente competitivo come quello della massima categoria italiana.
Il Club Italia ha iniziato nel 1998 a svolgere, sotto l'egida della FIPAV, la sua attività di formazione di giovani promesse della pallavolo provenienti da tutto lo Stivale, con l'obiettivo di fungere da serbatoio di talenti per la Nazionale maggiore; nelle sue fila sono passate attuali titolari della maglia Azzurra come Arrighetti, Centoni, Diouf, Chirichella, per fare qualche nome.
Da diversi anni disputa campionati di livello Nazionale (8 di B1 e 2 di B2), ma con risultati modesti; vanta anche un'apparizione in A2 nella stagione 2009-10, chiusa con il non proprio edificante record di 0 vinte – 30 perse, per un totale di 2 punti conquistati.

#ilmegliodellasettimana3

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Terzo appuntamento della nostra nuova rubrica dove tentiamo di raccogliere tutto il meglio che si è visto in campo e sui social della pallavolo nostrana e non!

1 - Iniziamo con una foto molto esplicativa che prende spunto dal brutto episodio accaduto in Milan-Lazio (Mexes prende per il collo l'avversario, cercando poi la rissa qualche minuto dopo) per sottolineare ancora una volta che la pallavolo è sport positivo, pieno di valori e non violento... w il volley!

La foto l'abbiamo trovata in molto pagine e/o profilo e/o siti internet,
non si sa per certo chi sia l'ideatore.

Una domenica di volley dalle due facce, Ghavami e l'Afghanistan.

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Una classica domenica di volley che ha riservato due emozioni contrastanti, a dimostrazione del fatto che questo sport e questo mondo non ha confini e non si limita solo ai risultati, ai punti fatti e alle capacità atletiche.
A metà pomeriggio già la prima "emozione", una notizia che aspettavamo da tempo finalmente arriva. Una notizia che ha sollevato e fatto tirare un sospiro di sollievo a tutti, una notizia che davvero avevamo bisogno di sentire. Ghoncheh Ghavami é stata liberata.


La ragazza anglo-iraniana, detenuta da più di 40 giorni, finalmente può uscire dal cercare e tornare alla sua vita. Per lei si era mobilitato tutto il mondo della pallavolo, dalla Lega all'Fivb, fino ad Amnesty International e alla fine é arrivata l'apertura e la decisione di un paese che nell'ultimo mese era finito nell'occhio del ciclone anche per questa "storia". 
Neanche il tempo però di esultare e "festeggiare" che dal medio oriente arriva un'altra notizia, terribilmente negativa.
Tutta la letterale liberazione e contentezza per la liberazione di Ghoncheh sono state spazzate via in pochi secondi da un'Ansa che riportava di un attentato terroristico avvenuto proprio in Afghanistan, dove un terrorista kamikaze si é fatto esplodere durante una partita di pallavolo. 
Sta diventando inquietante è terribile la posizione che sta occupando proprio il nostro sport in Iran e in Medio Oriente. Il match era stata organizzato dalla polizia locale e vedeva protagonisti i vari distretti. Il bilancio é di 50 vittime e 50 feriti per il momento, ma la folla era molto numerosa e le cifre potrebbero cambiare.
Come avevamo già detto in precedenza, da un paio di anni a questa parte la pallavolo in questi stati sta davvero crescendo a dismisura, a dare il via é stato sicuramente lo splendido lavoro di Velasco con la nazionale maschile, che oltre ad aver portato l'Iran nella pallavolo che conta ha portato anche posizionamento importanti, ma sopratutto la crescita e l'affermazione di alcuni giocatori a livello mondiale. 
Pensiamo a Mohammad Mousavi, il centrale che ha fatto strabiliare per le sue capacità  i suoi numerosissimi muri, ma anche al grandissimo mercato che ha avuto Marouf nell'arco di tutta l'estate, il palleggiatore è stato cercato da tantissimi club di tutta Europa.
Quello che preoccupa è sicuramente il fatto che ora che la pallavolo che è così in "voga" sia diventata un bersaglio perfetto per colpire una parte pulsante del paese che per di più racchiude in un evento davvero tante persone.
Perché se in alcuni paesi (come il nostro) questa visibilità è oro, in Iran invece è diventata la situazione perfetta per questi attacchi.
Sono situazioni che non ci piace legare al nostro sport ma che non ci piace vedere in generale, ma che purtroppo in queste paese sono di routine e ci dispiace che alcune frange estremiste lo abbiano "scoperto".
Nella speranza che le cose possano calmarsi prima della stagione estiva, un pensiero va a tutte le vittime. 
Così come per Ghavami vogliamo far sentire la nostra voce anche in questo caso e se anche voi volete dire la vostra è mandare un messaggio aggiungete l'hashtag #leavevolleyballoutofdisorder. 

Ufficiale la compagna di Cicolari!

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L'incubo di Greta sta per terminare e a meno di un mese dalla fine della squalifica tutti i pezzi del puzzle si stanno mettendo a posto, da stasera infatti c'è anche il nome della sua nuova compagna. 


Questo il comunicato ufficiale dello staff di Greta : 

"In seguito all'anticipo della notizia data dal sito di riferimento della pallavolo volleyball.it , si conferma che la nuova compagna di viaggio di Greta sarà Giulia Decordi.
Una nuova sfida per la brava Giulia, che come Greta, vanta una bellissima carriera nella pallavolo indoor, vestendo tra le altre le maglie di Busto Arsizio, Perugia e la maglia azzurra sia a livello giovanile che seniores.
Classe ’86, nata a Cremona, 1m85 di altezza, Giulia è conosciuta per la sua grande versatilità e generosità avendo ricoperto il ruolo di centrale, banda e opposto...
Le ragazze hanno cominciato la preparazione fisica seguite da Alessandro Contadin (preparatore di Novara e esperto della sabbia con la Beach Volley Training di Torino) e il lavoro tecnico sarà inizialmente seguito da Andrea Raffaelli (giocatore olimpionico di Sidney 2000) per entrare in pieno regime di lavoro dal 19 dicembre
E’ importante precisare che nonostante il progetto sia privato e indipendente da qualsiasi finanziamento pubblico (quindi qualsiasi sostegno alla coppia e al loro progetto è ben accetto) la coppia parteciperà comunque ai vari tornei con la scritta ITA cucita sul petto." 

In bocca al lupo a Greta e Giulia! 

Che autogoal Legavolley, #nonesistesoloilcalcio ma non ci stiamo impegnando troppo..

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La domenica pomeriggio dove vuoi passarla se non al palazzetto??
Suona cosi anche per noi, ogni santa domenica.
L'altro giorno eravamo al palazzetto di Forlì a seguire il match che vedeva in campo da una parte Ravenna e dall'altra la società super-titolata di Trento.
In campo grandi campioni come Kazyiski, Zygadlo, Bari e tanti emergenti come Cebulj, Zappoli, qualcuno conosciuto (Cester) qualcuno che ancora deve farsi un nome..
24, su per giù, ragazzi che si giocano i 3 punti in palio.
A tanti di loro madre natura ha regalato si talento, fisico, altezza ma anche una discreta bellezza.. 
Insomma, diciamocelo, le giovani donzelle che accerchiano i ragazzi sono sì attratte dalle loro capacità tecniche ma anche dal loro fascino.
E così da un po' di anni a questa parte (anche se in realtà era così anche ai tempi della Sisley) assistiamo al fenomeno delle ragazzine che assalgono i giocatori a fine gara.
Spesso sul web vengono volgarmente chiamate "bimbeminkia", sono nate diverse pagine Facebook sull'argomento e sono stati scritti anche diversi pezzi, a testimonianza del fatto che ormai sta davvero dilagando più che mai questo fenomeno di assalto selvaggio alla foto o all'autografo (l'anno scorso avevamo stilato la nostra personale classifica dei giocatori più assaltati).
Questa estate ne avevamo parlato ancora, quando, finita la semifinale di World League (in cui l'Italia perse per 3-0 con il Brasile), i giocatori azzurri scapparono subito negli spogliatoi a fine partita e una volta conclusa la doccia furono scortati addirittura sul pullman per evitare l'orda di ragazzine.
Questo è un argomento forse un po' "delicato" e su cui probabilmente non si può avere una posizione univoca, nel senso che il giusto sta un po' nel mezzo e richiede anche buonsenso. Ma proviamo a dire anche in questo caso la nostra.


Torniamo a domenica e partiamo dal principio..

Si conclude il match sul 3a0 per Trento e nel momento in cui i giocatori concludono il saluto sotto rete arriva uno strano annuncio da parte dello speaker ravennate.
Recitava una frase come questa "come da nuove disposizioni da oggi è vietato ai tifosi entrare sul taraflex per avvicinarsi ai giocatori, ma saranno proprio loro a raggiungere i tifosi per foto e autografi vicino alle transenne".
Ecco, questo proprio non ce lo aspettavamo.
Ecco, lì siamo tornati proprio a Firenze, quando abbiamo assistito ad un altro incredibile autogoal.
Era il 22 Luglio, ma a 4 mesi di distanza tutto quello che abbiamo scritto in quel momento torna perfetto per descrivere quello a cui abbiamo assistito e provato a Ravenna.
La pensavamo così e la pensiamo ancora così .. 



"C'è chi vorrebbe andare a prendersi lo spazio del calcio, prime pagine, notizie sui tg sportivi, articoli e una risonanza maggiore sul paese.

E c'è invece chi sta bene così.
Con il suo palazzetto pieno (o comunque piuttosto pieno), con le sue chiacchiere con i giocatori alla fine di ogni partita.
Alla possibilità finito il match di poter scendere in campo con loro.
Toccarli.
Vederli e stargli vicino.



Quello che è successo sabato ci ha fatto pensare a questo.
Al fatto che il nostro è sempre stato uno sport di nicchia ma con un rapporto stretto tra tifosi e giocatori, un rapporto quasi alla pari.
Già con l'evoluzione che c'è stata alcuni giocatori diventano inspiegabilmente inavvicinabili (scortati, addirittura, da almeno 4 o 5 persone ognuno), se dovessimo fare la parte del "calcio" come cambierebbe tutto?
Come nello stadio.
I giocatori li vedi, dentro al loro rettangolo di gioco, che fanno il loro "lavoro", ma niente terzo tempo a fine partita.
Li vedi nelle riviste e ti "avvicini" agli allenamenti, con le foto mentre sono in auto o mentre sono in vacanza.
Andate voi a vedere se sono disponibili a scambiare qualche parola, parlando del tempo, di come stanno, della famiglia, a dispensare sorrisi per un'ora e a dedicare mezz'ora del loro tempo per rispondere a domande di un blog ancora piuttosto piccolo.
Anzi .. Prendere in considerazione l'ipotesi di rispondere ad un messaggio.
Insomma.. Noi non lo vogliamo un sport così.
Non vorremmo vedere giocatori che se ne vanno via così."

E' sempre stato quel qualcosa in più del nostro sport la possibilità di poter scendere e invadere il campo, per diversi motivi..
Il primo sicuramente quello di abbracciare e parlare con i ragazzi, che nelle menti di molti sono eroi e beniamini, al pari di attori Hollywoodiani.
Quando scendendo in campo ti trovavi a chiedere come andava il campionato, come si trovavano in Italia, come stava la famiglia..
Quando in due minuti la persona che ammiravi alla tv come se fosse inavvicinabile invece era a fianco a te, come un amico, a parlare.


Il secondo perché fa sempre un certo effetto calpestare quel taraflex così importante, l'unico modo per molti di calpestare un palcoscenico di serie A, un emozione a volte davvero incredibile.

Ho visto ragazzi fare foto sdraiati, seduti, in piedi, mentre saltano.. Anche solo per dire "ehi, io intanto i piedi in campo in serie A li ho messi!"..
Saltare a rete.
Giocare con un pallone che magari rotola o che si sono portati da casa per gli autografi.

Non sempre si ha tempo e voglia di sgomitare per scendere in campo e così spesso è successo che ammirassimo dagli spalti, ormai vuoti, la festa in campo.
Perché da lassù era davvero una festa vedere il campo pieno, con i ragazzi accerchiati e i ragazzini e le ragazzine felici e orgogliosi di aver ottenuto una foto.


E' sempre stato il bello del nostro sport questo terzo tempo naturale, l'arma #aggratis per poter avvicinare ancora di più i giovani.



E toglierlo - lasciatecelo dire - è davvero una cazzata.



E' stato triste vedere il campo vuoto e i ragazzi dover scegliere dove andare e quando cambiare "lato".


C'è anche da dire che a volte era davvero selvaggia la questione, con ragazzine che strattonavano, ci davano di gomiti e i ragazzi erano seppelliti davvero da un'orda infinita di richieste.



Ecco perché la verità sta nel mezzo e richiede il buon senso.

Il terzo tempo non deve sparire perché è la nostra arma in più, allontanare i ragazzi dal tifo e dai tifosi non è un'idea geniale, ma serve il buon senso da parte di tutti di non sommergerli e calpestarli.


Ecco, facciamo un patto.

Per noi e per lo spettacolo del nostro sport, ci troviamo a metà strada.
Il terzo tempo rimane e tra tifosi si usa il buonsenso.
Proviamoci a non mettere barriere tra il tifo e il campo. 

Ghoncheh Ghavami, la pallavolo incontra le difficoltà dell'Iran sui diritti delle donne.

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Prima di iniziare la lettura vi invitiamo alla visione di questo bellissimo progetto di Modena Volley (Superlega A1 maschile) e Liu Jo Volley Modena (serie A1 femminile) realizzato per la campagna #freeGhoncheh 



 



Lei è Ghoncheh Ghavami, ma ormai non ha più, purtroppo, bisogno di presentazioni.
E' salita agli onori delle cronaca da quando aveva tentato di entrare in un palazzetto per assistere ad una partita di pallavolo maschile.
Facciamo un passo indietro e ricapitoliamo la situazione.
Quando? 20 Giugno 2014.
Dove? Teheran.
Era in calendario per quei giorni la partita di World League tra Iran - Italia, match di cartello e decisamente interessante visto il valore della squadra azzurra e la fortissima ascesa di quella di Kovac.
Ghoncheh, giovane donna iraniano-inglese e laureata in giurisprudenza, tenta di entrare al palazzetto (con regolari biglietti) insieme ad un altro paio di ragazze, vengono subito fermate ed arrestate.
Lei e le altre giovani donne (attiviste dei diritti delle Donne) erano al di fuori del palazzetto per protestare contro la legge iraniana che vieta alle donne di partecipare a manifestazioni sportive (dal 1979 in Iran è vietato alle donne entrare negli stadi di calcio, ma dal 2012 è arrivato il divieto anche di assistere a match di pallavolo maschili) i cui protagonisti siano proprio gli uomini e di conseguenza perché fossero riconosciuti dal regime uguali diritti d'accesso a entrambi i sessi.
Il regime giustifica questa "privazione" come un "modo" per proteggere gli spettatori di sesso femminile dal comportamento impudico che potrebbero tenere gli altri spettatori di sesso opposto.
Oltre ad avere infranto di fatto una legge c'è stato anche un altro fatto che probabilmente ha "infierito" nella situazione della Ghavami, in Iran come in altri paesi arabi le donne indossano veli copricapo volti ad adempiere le norme minime di velatura delle donne.
Ad ogni "occasione" lo hijab ha un colore diverso e laddove il gruppo di attiviste avesse dovuto indossare veli colorati (come da legge) hanno invece indossato veli bianchi, proponendo di fatto (secondo lo stato islamico) una propaganda contro il regime.
Ghoncheh è stata rilasciata dopo poco tempo dall'arresto ma i
l 30 giugno, arrivata a Vozara per riprendere il suo telefono cellulare sequestratole durante il suo primo arresto viene arrestata di nuovo e trasportata nel carcere di Evin, dove è stata tenuta in isolamento, senza poter vedere famiglia e avvocato per 41 giorni.

Sono più di 126 giorni che la ragazza è rinchiusa in carcere per aver tentato di partecipare ad una partita e la cosa stupisce maggiormente considerando l'adesione dell'Iran alla federazione internazionale: non può essere concesso un palcoscenico così importante (seppure di sport) anche a chi non concede e non ha il rispetto dei diritti umani.
Ovviamente è partita la mobilitazione di massa, intellettuali iraniani hanno raccolto firme, la federazione ha inviato una lettera formale e anche Amnesty International ha lanciato la campagna "free Ghavami", perchè nel 2014 non ci possono ancora essere queste discriminazioni.
Le parole del presidente iraniano Hassan Rohani all'assemblea generale dell'Onu sembrano essere solo parole perché purtroppo la tanto acclamata e invocata apertura del mondo islamico non è ancora arrivata.

"L'articolo 9 del Patto internazionale sui diritti politici e civile, di cui l'Iran è parte, prevede che nessuno può essere arbitrariamente arrestato o detenuto. La detenzione è considerata arbitraria quando una persona è privata della libertà per aver esercitato i diritti e le libertà garantiti dall'Iccpr. La detenzione può anche diventare arbitraria a causa della violazione dei diritti del giusto processo del detenuto, tra cui il diritto a un consulente legale prima del processo, a essere portati al più presto dinanzi a un giudice, a contestare la legittimità della detenzione e a avere tempo e mezzi per la preparazione della difesa. Deve essere rispettato il principio di messa in libertà in attesa del processo e le persone detenute illegalmente devono poter chiedere un risarcimento."





Volevamo anche noi dare spazio e voce a questa storia, sperando di raggiungere più persone possibili e di sensibilizzarvi verso un "problema" e una carenza di uno stato che sta crescendo in alcuni punti di vista ma che purtroppo è ancora troppo indietro in altri.
Abbiamo dato voce alla sua storia con il sogno di poterla aiutare (per quello che ovviamente vale) soprattutto nel diffondere la sua protesta e la azione..
Perché Ghoncheh deve uscire dal carcere.. 
Perché la pallavolo non è un reato.
Perché i diritti umani non si possono violare.
Aspettando che le parole di Rohani possano sortire qualche effetto e aspettando Ghoncheh fuori.

"Perchè non c'è ingiustizia peggiore che privare qualcuno della sua libertà"   un tweet di @messup01